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Banana Republik

Banana Republik e i gironi territoriali

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Si continuerà con i gironi territoriali.

Questa la scelta dei presidenti delle squadre di prima divisone in relazione al “formato” che dovrà avere il campionato di 1a Divisione 2017.

I numeri delle votazioni li avete sicuramente letti in giro, come i pensieri e le opinioni a riguardo. Accettando in partenza l’idea che ogni anno, indipendentemente dalla formula, qualcuno avrà da ridire è altrettanto vero che questo format, ormai giunto alla sua terza stagione, continua a piacere molto ai presidenti e molto poco ai tifosi.

Il peccato originale, secondo il tifoso medio, è la mancanza del tutti contro tutti sacrificato all’altare del dio denaro o, per dirla da presidente di uno dei team, della progettualità delle single società che potrebbero così re-investire i fondi risparmiati nello sviluppo dei propri progetti.

La verità, semplificando, è che gli oppositori della teoria dei gironi non sono preoccupati tanto della mancanza della Royal Rumble del football, e quindi dell’impossibilità dei più deboli di misurarsi con i migliori (nobiltà d’animo), quanto che con questa formula sono garantiti de facto quattro posti ai playoff ai team del sud, ritenuti inferiori.

Molto spesso quando parliamo di football repubblicano prendiamo a modello il campionato NCAA, di cui utilizziamo anche il regolamento, cercando di mutuare quelle che possono essere situazioni funzionali allo sviluppo del nostro movimento. Dieci anni fa la BIG10, una delle conference più prestigiose, era caduta “sportivamente” in disgrazia tra scandali e scelte degli AD scellerate, mentre Big12 e SEC impazzavano grazie a Texas prima e Bama poi (amici del college football, so che sto semplificando, non me ne vogliate).

A dieci anni di distanza le posizioni si sono ribaltate e, tolta Bama che continua a dominare, le scelte che l’allora commisioner della BIG10 fece si sono rivelate quelle che hanno permesso alla conference di riprendersi il proprio posto nella storia.

Ora, pur non volendo paragonare la costruzione della schedule di una squadra NCAA con la formula del nostro campionato posso semplificare dicendo che nessuna delle scelte fatte si preoccupava del calendario delle squadre mentre molta attenzione era riposta nello sviluppo di ognuna delle realtà appartenenti alla conference

Il punto è che continuiamo a farci domande sbagliate e a dare risposte inutili invece di capire come permettere a tutte le squadre di crescere e questo, spero converrete, ha pochissimo a che fare con la formula del campionato ma molto con la progettualità delle società come unità e parte di un insieme.

La caduta di IFL è stato un segnale forte ma, allo stesso tempo, lo considero un fallimento del football.

Se l’obbiettivo deve essere quello di creare dei presupposti, una base uguale per tutti, che permetta poi alle singole società di crescere non posso immaginare positivamente una situazione come quella odierna dove tutto è tornato in mano alle singole società. Per il futuro, in assenza di Lega, sarà ancor più decisivo il ruolo della Federazione e l’eventuale riconoscimento definitivo da parte del Coni che si tradurrebbe i caschi di banane.

Formula del campionato?

Ininfluente

Buon football a tutti









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