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Division I

Giaguari Torino: Un futuro degno del passato

Non ce ne vogliano le tante società che hanno calcato il gridiron all’ombra della Mole, cui spettano infiniti meriti per l’opera svolta (primi fra tutti i Tauri) se assegniamo ai Giaguari la palma di squadra storica del football torinese.

Fondati nel 1979, ad opera, fatto curioso, di tre canottieri che portano i nomi di Luigi Piccatto, Maurizio Berini e Roberto Massucco, i giallo neri sono una delle “cinque stelle” che diedero vita all’AIFA e punto di riferimento imprescindibile di un movimento che, al team piemontese, ha sempre guardato con rispetto e ammirazione.

Un titolo nazionale conquistato nel 1991, venticinque presenze in massima serie delle quali diciassette consecutive dal 1981 al 1997, sono il biglietto da visita di una realtà capace di centrare, senza soluzione di continuità, l’obiettivo minino degli ottavi di finale dal 1983 al 1988. Ai Giaguari sono legati infiniti ricordi e record a cominciare, lo rammentiamo per le nuove generazioni di appassionati, dalla celebre vittoria colta con l’incredibile score di 6 a 111, il 26 maggio del 1984, sul campo dei malcapitati Riders Sesto San Giovanni. Non esisteva ancora la regola della mercy rule, sia chiaro, ma l’organizzazione tecnica dei giallo neri consentì loro nei primi anni di vita di conseguire spesso risultanti roboanti sfondando in più occasioni il tetto dei settanta punti realizzati in un singolo incontro. Celebri restano i successi sul campo dei Mastini Ivrea (0 a 66) e ancora dei Riders Sesto San Giovanni (0 a 74 ) e il pesante 91 a 7 inflitto ancora agli eporediesi, tutti arrivati nel campionato del 1983.

A dirigere l’attacco in quell’occasione era Pierluigi Coppa, quarter back tra i più carismatici e prolifici visto che poteva avvalersi di un reparto in cui figuravano elementi del calibro dello statunitense Michael Morrow, Piergiorgio Orla, entrambi running back e di Roberto Cecchi che citiamo non solo come punter di quel periodo, ma anche come attuale Presidente del sodalizio. Tra i tanti atleti che hanno vestito la maglia dei torinesi, oltre che a quella del Blue Team, un posto speciale spetta a Mauro Dho, non a caso nominato MVP nel Super Bowl del 1991, superlativo running back e kicker infallibile, fattore che lo fece divenire il primo giocatore italiano a possedere questa preziosa caratteristica. Cresciuto tra le fila dei Tauri ha saputo in breve ritagliarsi una carriera di prestigio finendo inevitabilmente per essere notato ed acquisito dai più celebri cugini. Non a caso Dho è stato spesso accostato ad altri nomi celebri come Pierpaolo Gallivanone, il principe nero dei Frogs e Lino Benezzoli, indimenticabile quarter back dei Rhinos, per la palma di miglior giocatore italiano di ogni tempo.

La vittoria nell’ XI Super Bowl italiano, teatro lo Stadio Brianteo di Monza, rappresenta il miglior risultato agonistico di sempre a coronamento di una stagione che, partita in sordina, si è trasformata in una crescendo rossiniano fino all’evento clou, contro i Phoenix San Lazzaro, nel quale i giallo neri si sono imposti con un eloquente 38 a 16. In quel match, che resta nel cuore di ogni tifoso giallo nero, i Giaguari, guidati da Pietro Zoncati, diedero una prova di netta superiorità sui felsinei mettendo in vetrina campioni di livello assoluto come Broad Vecchi, Mauro Foschia, Luca Vigato, lo stesso Mauro Dho e il giovane ricevitore Fabio Cantini.

Superato un periodo di appannamento che, al pari della stragrande maggioranza delle società storiche, colse il sodalizio alla fine degli anni novanta i Giaguari hanno saputo recuperare rapidamente il loro posto nel panorama nazionale puntando, come opportunamente è lecito aspettarsi nelle occasioni di difficoltà, sul settore giovanile che da sempre costituisce uno dei fiori all’occhiello della società. Oggi i Giaguari possono contare su un campo da gioco di prestigio quale il Primo Nebiolo che con i suoi 7200 posti, 1200 dei quali coperti, costituisce uno degli impianti più grandi e funzionali nel mondo della palla lunga un piede nostrana. La quinta piazza occupata al termine dello scorso campionato, dopo sei anni di assenza dai massimi palcoscenici del Bel Paese, è l’indice di una ritrovata vitalità e, siamo certi, il punto di partenza per un futuro in linea con un passato che ha pochi eguali in ambito nazionale.









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