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Intervista a Valerio Bozzarini: “Vi presento la Coppa Italia del Sud”

valerio bozzarini

Lo sviluppo del football americano è sempre il pensiero principale degli addetti ai lavori. Ma se nell’Italia settentrionale l’aiuto può provenire anche solo dagli eventi di spicco (si pensi al ritorno che si avrà grazie al SuperBowl del 4 Luglio al Velodromo Vigorelli), al Sud creare, sviluppare e sopratutto mantenere una squadra di football è molto più difficile. Fortunatamente, le personalità volenterose non mancano e grazie all’impegno, per citarne alcuni, di Fabio Tortosa, Biagio Mancuso e Valerio Bozzarini, Domenica 28 Giugno, a partire dalle ore 10.30, si terrà la prima edizione della Coppa Italia del Sud, per una giornata che permetterà alle squadre in stato embrionale di misurarsi per la prima volta in una competizione non amichevole, seppure all’insegna del rispetto e della condivisione. Per presentare l’evento, abbiamo intervistato proprio Valerio Bozzarini, mostratosi entusiasta della possibilità e volenteroso di non rinchiuderla nel solo meridione.

A voi l’intervista:

 

Ciao Valerio. Intanto presentati ai lettori di IFL Magazine
Sono Valerio Bozzarini, Offensive Coordinator dei Gladiatori Roma. Sono nel football dal 1992 in maniera ininterrotta. Primo amore i Marines Ostia. Ho giocato in diverse squadre come Frogs, Warriors, Marines Lazio, Gladiatori Roma e Lumberjacks Fiuggi. Ho avuto l’onore e la fortuna di indossare la maglia azzurra del Blue Team ai Mondiali nel 1999 e agli Europei nel 2003. Come Coach, ho fondato il settore giovanile dei Marines Ostia/Lazio nel lontano 1994, di cui sono stato allenatore in vari ruoli sia flag che tackle,vincendo 3 scudetti a livello giovanile nel 1996 1997 per il flag come OC, e nel 2008 nel tackle, sotto la guida di Gianluca Leone. Rifondato il settore giovanile dei Gladiatori Roma nel 2003. A livello Senior ho iniziato come Coach in IFL nel 2013 con i Marines Lazio, e dal 2014 sono approdato ai Gladiatori. Dal 2011 sono arbitro FIDAF ricoprendo di solito il ruolo di Umpire. Sono stato anche Presidente dell’AIGFA, l’assogiocatori che ha traghettato il movimento fra il 2007 e il 2010 al riconoscimento della nostra FIDAF a Federazione riconosciuta CONI come DSA e di cui AIGFA è ancora ente aggregato. Attualmente ricopro la carica di Direttore Tecnico Settore Giovanile FIDAF, nominato dal Consiglio Federale, sono membro della Commissione Tecnica Federale, docente FIDAF per i corsi di primo livello, e Commissioner dei campionati Junior U16 , U13 e di questa Coppa Sud Italia.

Parlaci di questa iniziativa, la Coppa Italia del sud.
La Coppa Sud Italia nasce sotto spinta della società Sauk Wolves Cosenza e nella volontà da parte della Federazione di riuscire ad incentivare e sviluppare più football possibile al Sud, ma non solo. Ovunque sia più problematico, per motivi legati al tessuto socio economico, riuscire a tenere in piedi una squadra di football americano.

Qual é lo scopo di questa manifestazione. In che modo può aiutare nello sviluppo del nostro sport?
Lo scopo della manifestazione è ovviamente far giocare società in embrione a basso costo e con bassi requisiti burocratici e amministrativi. Quindi questa manifestazione può essere il viatico e la spinta per la composizione di un nuovo entry level per quelle piccole società che vogliono crescere, ma senza fare il passo più lungo della gamba. Grazie a questa manifestazione stiamo facendo ripartire gli Eagles Salerno, che sono stati fermi prendendosi un anno sabbatico, gli Spartans Taranto che erano circa 3 anni fermi a livello tackle, e teniamo a battesimo la nuova società dei Sauk Wolves Cosenza del Presidente Emilio Cersosimo, società ospitante della Coppa. E sono già al al lavoro per la Coppa Nord Italia.

A chi é venuta l’idea? Chi ti/vi ha aiutato nell’ideazione di questa manifestazione?
L’idea di un triangolare e della manifestazione è venuta da sé perché Cosenza voleva giocare e fare attività, ma è stata spinta in particolar modo da Biagio Mancuso, dirigente della società di Cosenza, vero promotore di questa Coppa. A questa manifestazione ci abbiamo lavorato in tre: Fabio Tortosa che doveva essere il Commissioner ma per motivi personali non ha potuto seguire la nascita e la gestione della Coppa; Biagio, persona capace di raccordare le società partecipanti, ed io che sto sostituendo Fabio nella gestione della manifestazione, nominato dal Consiglio Federale.

Quali saranno le squadre che parteciperanno? Qual è la formula del campionato?
Come detto, Eagles Salerno, Sawkwolves Cosenza e Spartans Taranto. La formula è un semplice triangolare. Si gioca 7vs7 con il regolamento U16 e con un Vademecum ad hoc per facilitare le società e con una flessibilità unica. Si basti pensare che i team possono usufruire di giocatori del team che in quel momento sta riposando (essendo un triangolare una società non è in campo in quel momento).

Vedi questa manifestazione come quel vero entry level che forse la III Division non può più rappresentare?
Penso che la III Division sia cresciuta molto negli ultimi anni sia atleticamente sia tecnicamente, anche se da Nord e Sud differenze fra società si vedono. Sì, credo che questa Coppa Sud Italia possa essere la scintilla di un Torneo o Campionato veramente Entry Level.

Quali sono le principali differenze tra le entry level del nord, del centro e del sud?
È una domanda molto difficile quella che mi hai posto. Perché anche nella stessa società italiana ci sono differenze fra Nord e Sud in Italia e le viviamo e le conosciamo tutti i giorni. In un entry level non c’è differenza fra Nord e Sud. Le differenze, come sempre, sono l’ambiente in cui vivi. Dove lavori e operi, se in una grande o piccola città, e in quale zona d’Italia sei residente. Un Entry level a basso costo, con facilitazioni di strutturazione e snellimento burocratico, una flessibilità simile all’amatoriale, con una visibilità promozionale e il sistema 7vs7 potrebbe essere una svolta. Lo dimostra la categoria U16 che ho tenuto a battesimo 3 stagioni fa. Costi arbitrali dimezzati, facilitazione a livello regolamentare, roster abbordabili con un basso numero di tesserati, 14-16 giocatori possono fare una squadra. Ma è un campionato di caratura Nazionale dove le trasferte possono fare la differenza a livello economico. Mentre l’idea che sta nascendo, grazie a tre coraggiose società del Sud, potrebbe portare a questo Entry Level che molti auspicano. Vi sono molte piccole società che stanno cercando di nascere o sopravvivere facendo attività anche amatoriale o amicale. Sarebbe bello far realizzare loro questo sogno, noi siamo a loro disposizione.

Pensi che questo genere di iniziative debbano diventare una costante in ogni macroregione d’Italia?
Sto pensando di poter organizzare anche una Coppa Nord Italia e una Coppa Centro Italia. Mi piacerebbe raccordare tutte quelle piccole società in un campionato 7vs7 Entry Level, strutturato e studiato appositamente e proporlo in Consiglio Federale.

Se dovesse svilupparsi il 7vs7 come Entry Level, non si rischierebbe di erodere la III Division da cui alcune società in difficoltà economica o strutturali potrebbero trovare rifugio? Diminuzione Team, aumento trasferte, potrebbe essere un autogoal. Come si potrebbe agire per evitare questa cosa, nel caso succedesse?
Si è vero! Potrebbe accadere. La nostra più grande problematica è l’ampiezza della base. Ogni sport è piramidale e non romboidale. Oppure ha parallelamente categorie diciamo a “matrice”, ma fanno sempre parte di una base molto larga e un vertice stretto. In passato, prima di FIDAF, la non piramidalità non ha mai portato lo sviluppo che abbiamo avuto negli ultimi 8 anni (da circa 2500 tesserati totali a sfiorare gli 8500), ma portava sempre all’agonia alla stagnazione e alla contrazione. Noi abbiamo un triangolo quasi equilatero che tiene e si sviluppa, ma potrebbe stagnare e contrarsi. Il 7vs7 potrebbe aumentare quella base di cui abbiamo bisogno e non è detto che con lo sviluppo di questa base fra pochi anni si ridiscuta anche dell’attuale struttura dei campionati. La differenza ovviamente la faranno sempre i soldi, la capacità dirigenziale delle società, ma soprattutto lo sviluppo dei Settori Giovanili, senza i quali moriremmo. L’85% delle società di III Division dovrebbero cominciare a capirlo visto che non hanno un Settore Giovanile. Dare un obbligo potrebbe essere un autogoal, perchè in realtà non è detto che alcuni che vogliono fare football vogliono eccellere per forza, ma vogliono divertirsi. Potrebbero morire perchè non in grado per molti motivi, strutturali, dirigenziali, economici, ambientali. Non li agevoleremmo.

Grazie per il tuo tempo nel raccontarci di questa iniziativa.
Ciao e grazie a voi per l’immeso lavoro che state facendo! Complimenti!









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