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Division I

Italian Bowl, conosciamo le protagoniste

Italian Bowl 2018

Parma e lo stadio Lanfranchi, teatro ideale per il XXXVIII Italian (Super) Bowl, il “Grande Ballo”, la festa suprema del football americano italiano. Il terzo campionato più antico del football continentale, oggi, certamente, tra i migliori cinque d’Europa.A giocarsi il sogno tricolore, tutto-in-una-notte, i campioni uscenti, Seamen Milano e gli eterni Giants Bolzano, i guastafeste per eccellenza. Gli ingredienti per una partita spettacolare ci sono tutti, da una parte i favoritissimi, sin dall’inizio della stagione, Seamen, dall’altra gli underdogs del 2018.

La storia contemporanea ci racconta che il team milanese è sicuro di sé, forse troppo, ma in leggero affanno fisico dovuto ai postumi della sfortunata campagna europea, mentre gli altoatesini sono in progressione costante, non solo perchè abituati a oliare i meccanismi nella prima parte del campionato, ma anche perchè la loro stagione ha inserito l’overdrive dopo l’avvicendamento in cabina di regia tra Jonathan Brown e Rodney Brown jr. Dimenticatevi il 21-0 di Pero dello scorso Marzo, molto, troppo football è passato sotto i ponti per avere un metro di paragone e poi, lo sappiamo bene, se ogni partita fa storia a sè, una finale è un day-in-the-life tutto suo. Ma se questa era la storia contemporanea, vediamo qual è, invece, la storia recente dei due team.

Seamen Milano

La favola dei Seamen ormai è nota a tutti. Un passato, ormai remoto, fatto di un’ascesa velocissima verso l’olimpo del football, solo sfiorato e poi una picchiata disastrosa verso l’oblio.

1981-1990 questo recita la lapide dei primi Seamen. Come per tante altre realtà del football italiano, la gloria sembrava destinata al recinto dei ricordi e nulla più. Poi succede che, cresciuti e magari ingrigiti, i vecchi amici degli anni ’80 si ritrovano a cena e, in un misto di nostalgia ed incoscienza, decidono di rimettere in acqua la barca. È il 2009 e dopo 19 anni i Seamen tornano sui campi.

L’inizio non è incoraggiante, il primo campionato è del 2010, seconda divisione e record 0-8. Ma un’avventura, per mare o sui campi, non sarebbe tale se non venisse sospinta da un pizzico di follia, e i marinai dei Navigli decidono di rilanciare alzando la posta e dal 2011 sono stabilmente in Prima Divisione.

Gli inizi, questa volta, sono incoraggianti: un settore giovanile che esplode subito per numeri e risultati e che mantiene giovane il sangue blue navy, impegnato nel difficile compito di tenere il campo e crescere contro avversari più rodati e avvezzi alla prima divisione.

Sono stagioni di alti e bassi, di gioie, quali i derby contro i Rhinos, sempre spettacolari e tesi, che attirano pubblico e riportano in auge un’antica e degna rivalità, e di dolori profondi come il giorno, il più triste della storia dei Seamen, in cui l’Head Coach Joe Avezzano lascia inaspettatamente il campo della vita.

Ma il programma è destinato ad andare inevitabilmente avanti, a vela o a motore e se necessario anche a remi, perchè la squadra del Presidente Mutti ha grandi progetti. Il programma cresce, è credibile, ha ormai il miglior vivaio d’Italia e diventa attrattivo anche all’esterno, in tanti iniziano a guardare i Seamen con timore, ma anche interesse.

Nel 2013, quasi inaspettatamente, i marinai conquistano la finale, contro i Panthers di Parma, perdono, ma quella finale non sarà un punto di arrivo, quanto piuttosto un punto di partenza. Da allora, infatti, sono passate 6 stagioni, 5 finali raggiunte, 3 scudetti cuciti sul petto e ben 2 finali europee, seppur perse, non sono frutto del caso o della fortuna. I migliori italiani, in campo e in side line, i giovani della cantera blue navy e coach e giocatori americani scelti con attenzione, competenza e saggezza, questa la formula vincente.

Questo è più che mai vero nel 2018. Date uno sguardo al roster dei Seamen e vedrete tanta solidità, ma anche tanta freschezza, che illumina gli occhi dei tifosi milanesi quando si proiettano nel futuro. E poi ci sono quei giocatori che ti fanno la differenza e tanta, Bonaparte, Di Tunisi, Khay giusto per citarne alcuni, ma anche un certo Xavi Mitchell, a detta di molti, tra i 3 migliori import mai visti sui campi italiani.

Sarà sufficiente per vincere il quarto titolo della loro storia? Per avere la risposta non dovremo aspettare molto, certo il team è favorito, ma è forse proprio questa condizione ad essere scomoda, infatti, per la prima volta in 5 finali nella loro storia recente, i Seamen si trovano ad essere favoriti da tutti. È un onore pesante, ma ormai sul naviglio blue navy non ci si può più nascondere.

Giants Bolzano

Dai Navigli della Milano più cool dai tempi in cui era “da bere” alle montagne sud-tirolesi. I Giants di Bolzano, una storia particolarissima, irripetibile, perchè sono unici gli ingredienti che la compongono.
Perchè il football, sin dagli albori, abbia trovato in Bolzano una delle sue capitali non è mai stato del tutto indagato, ma sin dai primi anni ’80, all’ombra del Brennero il football è stato di casa.

Complice, forse, la diffusione dell’Hockey su ghiaccio e quindi l’attitudine a uno sport americano diverso dall’onnipresente calcio, sta di fatto che anche l’Italia aveva, nel suo piccolo, il suo derby da grande mela, Jets e Giants a New York, Jets e Giants a Bolzano.

Almeno nel primo decennio del football italiano i Giants lasciano il passo ai Jets con i quali arrivano ad unirsi nel 1985. Storia conclusa? No, appena iniziata. Perchè c’è una persona, ancora sconosciuta nell’epoca d’oro del nostro football, che i Giants li porta talmente nel cuore da rifondarli, contro ogni logica evidenza, un nome destinato a entrare nella storia del football italiano: Argeo Tisma.

Di quest’uomo, ancora oggi, sappiamo poco. Non ha profili social, le sue dichiarazioni si contano sulle dita di una mano, ma una cosa è certa, ha una determinazione incrollabile. Argeo Tisma infatti, con pazienza e meticolosità, costruisce il suo sogno, mattone su mattone, senza fretta ma senza fermarsi mai, coach, presidente, dei Giants ne è il braccio, il cuore e la mente.

Certo, ci va del tempo. Rinati nel 1987, i Giants impiegano 8 anni prima di arrivare alle soglie del paradiso; ma nel 1995 sono in prima divisione. Nel frattempo, fatto non trascurabile, si trovano primi in Italia a gestire un impianto completamente dedicato al football americano, lo Stadio Europa, campo in sintetico e porte a Y.

Bolzano, una delle capitali del football italiano, ospita 2 Italian Bowl e un campionato europeo. Intanto, mentre i Jets scompaiono, i Giants salgono tutti i gradini dell’elite del football nazionale e poco importava che intorno a loro il football fosse in crisi, Argeo va avanti, senza voltarsi mai.

Nel 1999 e nel 2000 arrivano a giocarsi i primi 2 Italian Bowl della loro storia, cedendo solo alla squadra più vincente del football italiano, i Lions Bergamo degli 11 scudetti consecutivi. Ma Argeo non ha fretta, costruisce una stagione dopo l’altra e mentre vede avvicendarsi gli antagonisti dei bergamaschi lui c’è sempre, non molla mai.

Raccontano gli aneddoti che lo potevi vedere in sideline a chiamare gli schemi fino al fischio finale e due minuti dopo era al bar dello stadio a servire birre e caffè agli spettatori. One man band, l’Argeo.
Sviluppa un particolare tipo di concezione di squadra. Se nel football è normale avere roster da 50 e più giocatori, lui invece vuole puntare sulla qualità e non sulla quantità. Non ha bisogno di numeri intesi come cifre, ma di numeri intesi come competenza. Lui vuole 30 giocatori, gli bastano, perchè quei 30 devono essere veloci, fisici, tecnici ed esperti. Se li sceglie con la cura con cui uno Chef sceglie gli ingredienti e poi si mette ai fornelli, a preparare piatti da 3 stelle Michelin. Scordatevi la retorica dei pochi e coraggiosi, no, i Giants sono pochi si, ma fottutamente “savoir-football”.

Certo il modello ha i suoi limiti, ma funziona. Ricordate quei Lions imbattibili, quelli delle 73 vittorie consecutive tra Italia ed Europa? Finiscono contro i Giants, anno del Signore 2006. I Lions degli 11 scudetti consecutivi, nel 2009 passano le consegne proprio ai Giants di Argeo Tisma, sconfitti l’anno prima, che battono i Lazio Marines per 35-21.

Poteva essere “la fine della storia”, non quella di Francis Fukuyama, ma almeno quella di Argeo Tisma, soddisfatto del risultato raggiunto 22 anni dopo la rinascita dei Giants. Ma no, non per Argeo, lui va avanti e imperterrito continua a provarci e riprovarci, arriva ancora alla finale, nel 2016, non la vince ma c’è, perchè i Giants ci sono, quasi sempre. Fedeli a sè stessi, fedeli alla loro linea, alla linea di Argeo.
Perchè ci sono le finali, sì, ma non si contano le semifinali, come non si contano i campioni che negli anni hanno vestito la maglia rossoblu.

Certo, qualcuno potrà dire che è facile costruirsi un team coi finanziamenti delle ricchissima Provincia Autonoma di Bolzano, molti continueranno a storcere il naso nei confronti del modello Giants, costruito su pochi campioni spremuti fino all’ultima goccia, ma Argeo non molla e continua a fare piani su piani, a metterli in pratica e a regalare e regalarsi emozioni vere.

Perchè i Giants in campo danno spettacolo e trascinano, non mollano fino all’ultimo, sfidando le leggi dello sport e della fatica. I Bonacci, Alex Ferrari, Gallina, Della Vecchia, la coppia nomade del football italiano Ricchiuti-Forlai, il “Ryan Air” Bergamo-Bolzano… giusto per fare alcuni nomi, ma è il concetto che conta. Non sono prodotti del vivaio, ma a Bolzano danno il meglio di sè, all’ombra della barba di Argeo Tisma.

A Parma, Sabato, scenderanno in campo due squadre diverse in tutto, tranne che nella determinazione. I Seamen saranno tanti, sempre più giovani e, per la prima volta, favoriti. I Giants saranno pochi, maledettamente esperti, degli underdogs assolutamente vogliosi di rovinare la festa a chi si metterà di mezzo tra loro e la storia.

Difficile pensare di perdersi uno spettacolo così.









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