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Paskedina

La Paskedina, final edition.

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Signore e signori, benvenuti alla penultima Paskedina, l’unica rubrica di pronostici, senza pronostici. Eh si, dai, fatti  i conti finali, il settantotto, quasi settantanove per cento di risultati “indovinati” è buono, al netto dei Giaguari, poi, è ancora meglio. Quindi, perché rovinare una cosa bella?
E poi, se dai vincente quello che perde, tutti si ricorderanno solo di quello, magari dicendoti che porti sfortuna, magari prendendola sul personale…nooo, ma perché dovrei?
Quindi, se siete interessati ai pronostici, nell’ordine, smettete di leggere e poi fatevi vedere da qualcuno di laureato, in psicologia possibilmente, ma anche nella vita all’università della strada, tanto ormai hanno lo stesso valore. Balle, vale di più la seconda.

Ci sono dei momenti nella vita in cui accade quello per cui hai sempre corso e sognato, quando capita, capisci che qualcosa è cambiato e che devi iniziare a pensare al futuro, a qualcosa di nuovo.
Ecco, ieri il direttore Ing. Lup. Mann. Simone DucaConte Mingoli, mi ha offerto una birra durante la radiocronaca del Nine Bowl. Certo, rossa e non bionda, ma è il gesto che conta.
Poi dovremo aprire un dibattito sulle birre artigianali. Acide, torbide, sgasate, fruttate, fanno venire il mal di stomaco e sono care come il fuoco, ma perché?
Evviva la produzione industriale, bella gasata, “beverina” (l’aggettivo più brutto della lingua italiana insieme a petaloso).

Quindi, la scusa oggi sarebbe quella di parlare di football, senza pronosticare nessuna delle 3 finali (la Femminile l’hanno, purtroppo, abolita), si potrebbe fare un bel punto della situazione, sincero, ragionato, senza intento criticamente distruttivo, ma per cercare di migliorare, però lo rinviamo, che il football vive di pane e permalosità. Direttore, siamo uno pari, ti tocca un’altra birra. Bionda. Industriale.

Abbiamo uno spunto critico per tutte e tre le divisioni.
La terza introduce “de facto” l’instant replay” nel campionato italiano. Poi, magari, comunichiamolo al mondo, sai mai che qualcuno ci possa rimanere male.
La seconda si gioca in un clima bolzanino, 35 gradi umidi e aria ferma come nella valle della morte.
Se fosse la mia prima e unica finale, non ne sarei proprio felicissimo.
E la prima?
Be’ la prima sarebbe la festa di tutto il movimento, dovremmo essere tutti qui, almeno chi è a portata di mano o di macchina.
Mi auguro che ci sia un bel pubblico, renderebbe più dolce e “speranzosa” la prossima, penultima, Paskedina.
Ma certo che se i Panthers comunicano urbi et orbi che loro saranno a farsi la grigliata di fine anno, non iniziamo benissimo.
Di nuovo, ma perché?
Siamo pochi, ma così non abbiamo molta speranza.
Ammetto, io per primo di avere spesso calcato la mano, magari con un’ironia un po’ troppo tagliente, ma poi ci sono e mi rendo disponibile, almeno ci provo. Ma rinunciare a provarci, no, questa è una sconfitta per tutti.
Ci piacerebbe crescere, ma non ci crediamo più nemmeno noi.
Ogni volta che ci mettiamo davanti, con la nostra unicità, facciamo un passo indietro come collettivo.
Vale per tutti e tutto: simpatie, antipatie, grigliate nel giorno e ora meno opportune o mancanza di cura per i dettagli, anche solo nella cura della divisa o uniforme, che appunto, dovrebbe essere tale, cioè uguale per tutti. E invece no, tipo una delle due squadre di stasera, che avrà calze: rosse, bianche, blu, nere o fantasmini: liberi tutti.
Sembrerà cosa da poco, ma è un sintomo notevole, secondo me, che però ci capisco poco.

Immagino che i 25 lettori arrivati alla fine di questa bizzarra rubrica di pronostici siano un po’ disorientati, in effetti anche io.
Sarà il caldo o, più probabilmente, gli effetti collaterali della birra artigianale.

Vedremo stasera e facciamo un patto: se saremo 4000, la prossima, penultima, Paskedina sarà buonista, ma non rosicona, chic, ma non radical.
E, per inciso, farebbe piacere anche a me scriverla, ma ho qualche dubbio.

 









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