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La Paskedina Week 12 ,l’ultima di Regular Season

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Un venerdì lungo, molto lungo, chiude una settimana lunga per il football italiano. Può non sembrare, ma sono successe alcune piccole cose che, se messe insieme, possono disegnare anche un futuro-prossimo non del tutto roseo.

Ci sono dei numeri che, nella ruota della storia, definiscono periodi di cambiamento e potenziale incertezza, due su tutti, 48 e 89. “È successo un 48!”… un modo di dire dei nostri nonni, ad identificare confusione, caos, ricorda i moti che, nel 1848, si ribellavano contro l’autoritarismo dell’epoca. Tra gli effetti più vicini a noi, la concessione dello Statuto Albertino nel Regno di Sardegna. Poi, 100 anni dopo, in Italia, le prime elezioni politiche, quelle vinte da De Gasperi; altro momento topico della nostra storia, almeno recente.

Poi c’è l’89. 1789 la rivoluzione francese. 1989 la caduta del muro di Berlino, con tutte le conseguenze, belle e meno belleche ancora oggi viviamo sulla nostra pelle.

Cosa c’entra col football? Momento: ora lo spiego.

Fa parte del ragionamento iniziale. Per il football italiano il 1989 è l’inizio di quel declino che ci ha portato sull’orlo dell’estinzione, declino dal quale fatichiamo ancora oggi a riprenderci. Ecco, io non so se 18 o 19 siano numeri significativi. Tenderei ad escluderlo, manuale di Storia alla mano, ma è anche vero che la Storia tendenzialmente se ne fotte delle date; quelle servono a chi la commenta o la studia per mettere in fila gli avvenimenti. Io semplicemente non vorrei che fossimo all’inizio di un nuovo 1989 per il football.

Non sono né voglio fare il pessimista, però… tra episodi di discriminazione veri o presunti che, seppure isolati, possono finire per fare molto danno); tra disavanzi di bilancio, che non saranno debiti, ma in intanto l’italflag non andrà a Panama e del Blue Team più in generale si son perse le tracce; con il campionato femminile perso nel calendario; nel clima di disonestà intellettuale in cui si trova il movimento in generale; tra presunte vendette, insulti agli arbitri, possibili scomparse di team e in presenza di un’inquietante mancanza di ironia che oh, mammasantissima, fermiamoci a pensare, i segnali non sono, diciamo, proprio rassicuranti.

Felicissimo di essere smentito, ovviamente. Magari sto solo crescendo e divento un po’ ansioso.

Detto questo, la scorsa settimana contrappasso per l’en plein precedente, e 3 su 5, totalone a 36 su 46, punto decisamente a superare l’80%, c’è margine. A deludere le mie aspettative i Panthers, che o si svegliano o si faranno fregare in semifinale un’altra volta, e i soliti Giaguari. Ok, qui mi do del fesso da solo, ci credevo, ci speravo, ma se io stesso sono altrove, evidentemente è perché qualcosa lì non va e avrei dovuto tenerne conto. Vediamo l’ultima di regular season nel dettaglio:

RHINOS-PANTHERS

Treno playoff dei Rhinos flebilmente legato a una vittoria contro i Panthers, con 2 “però”. Primo: Parma deve vincere per conservare il secondo posto e la sveglia di Bolzano dovrebbe rimettere in carreggiata i ragazzi di Papoccia. Secondo: Ellison. Se non dovesse giocare, pur non dispiacendomi Raven Phoenix Ines (non è nè un rapper americano né un nobile creolo, è il secondo QB dei Rhinos) i milanesi non avrebbero chanche. Che poi pure così le vedo scarsine.
Panthers, a maggioranza relativa.

GIAGUARI-GUELFI

Ridete pure, ne avete tutto il diritto, anzi, il dovere. Forse alla decima e ultima imparo; perché comunque non è mai troppo tardi. Parliamo di due team che non vincono, rispettivamente, dall’11 e dal 31 marzo, un’era footballistica fa, in pratica. Però Firenze ha qualcosa per cui lottare. Torino no. O meglio, avrebbe l’onore, ma sono così tante le cose che non funzionano ai Giaguari che non vedo ragioni per darli vincenti. O meglio, ne avrei anche… ma anche basta. Dico Firenze, ma in una partita che ricorda i rigori della finale Coppa Campioni del 1986, Barcelona-Steaua… ne andarono a segno 2 su 8.

LIONS-DUCKS

Grandi Lions, con orgoglio e cuore hanno conquistato la salvezza matematica sconfiggendo i Giaguari più brutti dal 2007 ad oggi e domenica….si giocano i playoff. Si, miracolo di un campionato corto e combattuto, almeno dalla terza posizione in giù lo è, e tanto. Sarebbe clamoroso, ma ci sono alcuni “ma”. Va bene la vittoria di domenica scorsa, ma non tutti sono i Giaguari. Il roster dei Lions è comunque ridotto all’osso limitando molto le possibilità di un playbook già non particolarmente spettacolare. I Ducks sono anche loro in corsa per i playoff, hanno un attacco molto produttivo ed hanno tutt’altra stoffa rispetto ai team di fondo classifica. E poi credo che ci stia anche un po’ di coerenza: se i Lions si sono salvati da una stagione disgraziata solo alla penultima, ora vederli ai playoff sarebbe abbastanza bizzarro. Confido nella cecità della “giustizia” e do per vincenti i Ducks… che potrebbero anche arrivare in semifinale e, come prima stagione, non sarebbe niente male.

SEAMEN-UTA

Partita che non ha molto da dire, milanesi sicuri de primo posto, UTA comodamente salva (e speriamo che le voci sul suo futuro siano soltanto voci). I Seamen ne approfitteranno per fare un po’ di turnover, e far riposare molti giocatori in vista della finale europea di Sabato prossimo, a maggior ragione considerando che non hanno praticamente mai fatto pausa fino ad ora e magari ce n’è bisogno. Giocheranno molte riserve credo, riserve di lusso, visto che vengono da uno dei vivai migliori e più vincenti di sempre. Dovranno però non sottovalutare UTA, i milanesi, perché gli adriatici hanno dei bei numeri. Dopo di che, lo dico da un po’ di tempo, le seconde linee Seamen stanno crescendo bene. Partita utilissima a far scontare a Morant una giornata di squalifica ingiusta e tuttavia inappellabile visto che la sentenza è uscita Venerdì. Prevedo vittoria Seamen, che non vorranno farsi scappare la perfect (regular) season.

GIANTS-DOLPHINS

Sfida tra le eterne seconde, e terze, del football italiano del secondo millennio. Due società tenaci, da anni ai vertici del nostro football, due squadre che, in un modo o nell’altro, con bel gioco o senza, americani quasi sempre scelti bene e con costanza, poi, son sempre lì. I Giants hanno il sopravvento negli ultimi anni, giocano in casa nell’orario infame della domenica pomeriggio (che io Tisma lo obbligherei a vestire con dolcevita di lana, sciarpa, pelliccione e colbacco), hanno un roster più talentuoso ed esperto e hanno trovato in Brown un ottimo QB, decisamente più utile del Brown QB precedente. Dolphins che in ogni caso, anche solo per il venir meno degli avversari, il posto ai playoff se lo sono meritato. Dico Giants, in maniera un po’ blanda.

Ça va. Fatta l’ultima regular-Paskedina. Consegnata alle rotative. Devo dire che sento che manca qualcosa, quel qualcosa è lo spirito ironico con cui farla. Il football mi sembra in crisi, innanzitutto di leggerezza, ho sempre ammirato i Frogs dei tempi di Frasco, perchè erano forti, belli da vedere e soprattutto erano dei “caz*oni”, in senso buono, anzi ottimo.

A me la gente che si prende troppo sul serio o almeno ci prova, mi fa un po’ tenerezza. Come quelli che sentono il dovere di tutelarsi nelle sedi opportune per difendersi da una battuta. Ecco, lasciano un po’ il tempo che trovano e, sinceramente, mi scog***nano.

Potrà essere un caso e tutti gli episodi riportati potranno semplicemente essersi concentrati in una settimana per “statistica”, oppure no, sono davvero il segnale che qualcosa non va. Se così fosse, allora, quel qualcosa per me è l’ironia.

Non dovreste offendervi, dovreste ambire ad essere “dei mammasantissima” di qualcosa, o, in alternativa dei Putos Amos.

Statv buon’!!!









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