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Division I

Lions Bergamo: Vincere, cadere e rialzarsi con la forza del gruppo

È quasi impossibile raccontare la storia dei Lions Bergamo senza fermarsi ore ed ore sui 12 Superbowl vinti (il primo nel 1993 e successivamente 11 di fila, dal 1998 al 2008) sulla serie incredibile di vittorie, 73 consecutive e sul dominio trasportato anche al di fuori dei confini nazionali, con 3 Eurobowl consecutivi vinti (2000-2001-2002). Tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio, semplicemente non è esistita una squadra più forte.

Una corazzata, nata e costruita da Mario Rende, all’unico scopo di non lasciare nulla agli avversari se non il ricordo di una sconfitta meritata. Con americani del calibro di Tyrone Rush (MVP del XIX e XX Superbowl), arrivato a Bergamo dopo le esperienze NFL con i Washington Redskins, in CFL agli Aluettes di Montreal, in Spagna con i Barcelona Dragons e considerato con pochi dubbi di smentita il più forte running back ad aver mai calcato i campi nostrani, ed Italiani come Maurizio Barbotti, miglior ricevitore italiano di sempre (che ha militato anche in NFL Europe), la competizione è sempre stata impari e, nonostante i tentativi di team ben organizzati (da segnalare, ad esempio, i quattro Superbowl consecutivi persi dai Dolphins Ancona dal 2001 al 2004) il dominio è stato totale, così come il blasone di una società, diventata la più ambita da ogni giocatore italiano.

Eppure, il vero spirito dei Lions si è mostrato maggiormente negli ultimi anni. Non è da tutti vincere per così tanto tempo, non essere di punto in bianco più competitivi ai massimi livelli né dal punto di vista tecnico né, soprattutto, da quello economico, e trovare il modo di risollevarsi.

Nonostante gli anni di purgatorio in A2, successivi ad una debacle economica datata 2011, il fulcro dei giocatori esperti non ha abbandonato la nave e ha aiutato gli innesti dalle giovanili (vero vanto societario, costantemente ai vertici in tutte le categorie e con, anche tutt’ora, una scuola di atleti di ottimo livello e prospettiva) ad ambientarsi e rendere al meglio in un contesto di football più adulto e impegnativo.

Lo stile Lions è lo stesso per tutti, dal diciottenne al veterano. Non stupitevi se, alla fine di una partita di under 19, vedrete un nutrito numero di atleti (giovani e non) non correre verso la meritata doccia, ma fermarsi a sistemare il campo, a togliere i goal post, sistemare i palloni, a trasportare tutto il proprio materiale come una reliquia nel luogo che gli compete. Non stupitevi se vedrete sulla gamba di un ragazzo appena maggiorenne un leone tatuato. Questi e tanti altri piccoli particolari, riscontrabili anche dagli esterni, dagli avversari e non addetti ai lavori, mostrano la fierezza di un’unità di squadra non riscontrabile in nessun’altra realtà italiana.

Il campionato 2011, terminato con la vittoria dell’Italian Bowl (il superbowl della A2) dopo aver battuto team sicuramente più accreditati e abituati ad una stagione con solo italiani, è stata il punto più alto di una ricostruzione che ha riportato la squadra lombarda dove gli compete: nel campionato di massimo livello, la IFL.

Il nuovo corso, intervallato da un’ulteriore discesa in A2 nel 2013, sotto la guida di coach Aristide Marossi che si occupa anche dell’intero sviluppo della squadra (HC anche delle giovanili), ha portato i Lions a raggiungere, superando le aspettative,  la semifinale playoff contro i Panthers Parma nel 2014. Nonostante la sconfitta sia stata netta e mai in discussione, aver raggiunto questo obiettivo con un team di soli italiani ha spinto la società ad investire e sacrificarsi per l’acquisto di due giocatori americani (secondo i rumors, di ottima qualità, ndr.) per questa stagione.

Ma il nocciolo duro e la vera spina nel fianco per gli avversari è il nucleo del team italiano. Forti di una nutrita presenza di atleti nel Blue Team (Podavitte, Pisi, Gregorio, per fare alcuni nomi) ma orfani, purtroppo, del loro running back Andrea Ghislandi che, ritiratosi quest’anno, sarà sostituito dal giovane Cuomo (autore di una strepitosa stagione in under 19), i Balsamo Lions Bergamo si preparano a tornare una forte realtà del football nostrano, pronti a lottare e faticare per un posto ai playoff nel girone nord con l’obiettivo, mai detto apertamente ma chiaro, di tornare a giocare un Superbowl.

E perché no, magari già quest’anno, al Vigorelli.

 

 









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