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Squadra e Società

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Squadra e Società sono sinonimi? No. La risposta è banale, ma non lo sono le implicazioni che ne derivano. Se l’obiettivo della Squadra è in ultima istanza quella di vincere sul campo, quello della Società è di “rendere possibile” il lavoro delle proprie squadre, lavoro che comprende gli obiettivi di vincere e tutti quei riscontri di natura sociale che ci fanno amare questo Sport… e fare in modo che questo lavoro possa durare e migliorare negli anni. Se questo accade, la Società vince a prescindere dai risultati sportivi. I risultati sportivi sono destinati ad arrivare.

Gestire questa separazione è difficile, e lo è ancor di più quando il Presidente è pure Coach, QB e magari esiste solo la prima squadra. Ma se la Società “ragiona” da squadra fa un errore strategico, perde di vista il proprio ruolo ed in definitiva perde la propria partita non giocandola, perché ha voluto giocare la partita di altri. Si pensi ad una Società dove esistono diverse squadre (Senior, Junior, Flag, Femminile). È evidente che la Società è il primo sponsor di queste Squadre e come tale deve comportarsi. È un’azienda, ma con la particolarità che la maggior parte dei propri investimenti finisce in attività non produttive: l’attività agonistica in primis, che anche se teoricamente porta risorse “alquanto indirette” (se vince la squadra teoricamente dovrebbe aumentare il pubblico e gli sponsor), non può venire prima del suo vero Core Business:

  • vendere biglietti allo stadio (eppure tante realtà lasciano l’accesso gratuito ai propri eventi);
  • vendere articoli promozionali (eppure esistono vari casi in cui non esistono programmi strutturati di vendita di merchandising);
  • vendere diritti vari, TV in primis (ma c’è chi li rifiuta);
  • organizzare eventi promozionali (forse l’unico punto dove esiste oggi un’evoluzione tangibile);
  • ricercare partner e sponsor (che sono investitori a cui non basta dire “ti metto uno striscione”).

Il Core Business della Società è vendere il prodotto Football. Vendere significa valorizzare, perché una cosa che nessuno è disposto a pagare è una cosa che non ha valore in un’economia di mercato e dal momento che servono soldi – idealisti quanto volete – non potrete fare a meno del mercato. 

Permettetemi una parentesi sull’idealismo (o ipocrisia). Pensate a quante volte sentite ostentare la frase “non ci voglio guadagnare”: e quindi? È evidente che avere una Società di Football oggi non sia il business più redditizio che ci sia e che il primo obiettivo di un Presidente non possa e non debba essere un beneficio materiale… ma da qui ad affermare di “non volerlo” mi pare più un complesso che una virtù. Per inciso: chi è in grado di dare modo a tanti ragazzi di giocare e crescere, a Coach di formarsi, a squadre di vincere e anche avere bilanci in positivo e trarne profitto, ha tutta la mia ammirazione e sarei felice di imparare il suo modello di successo.

Il Core Business è quello che crea risorse utili a pagare campi, trasferte, divise, attrezzature, rimborsi, campagne di reclutamento, ecc… Quegli stessi investimenti che i primi tempi, come è normale che sia, sono stati supportati da donazioni dei soci, dalle quote associative (che devono esserci a maggior ragione se la Società offre un buon servizio ai propri atleti) e magari da qualche benefattore (ivi compresi Sponsor mossi da compassione o da altro, ma non certo dalla volontà di investire). Questo Core Business non richiede soldi ma competenza e specializzazione.

Oggi il nostro sport manca più di competenza che di soldi (competenze extra a quella del gioco evidentemente). Probabilmente nemmeno le cerca e non le valorizza, basandosi troppo sul volontariato come bene assoluto ed sul “nemmeno è pagato, non posso pretendere” (altro mantra come il “non ci voglio guadagnare”).
Beh se doveste operarvi al cuore non penso che lascereste mettervi le mani addosso da una persona in camice solo perché è disposto a farlo gratis. Sia chiaro: non condanno il volontariato, anzi lo ritengo l’anima del nostro sport (e non solo), dico soltanto che ogni persona ha le proprie peculiarità e va valorizzata per ciò che può fare al meglio, non in virtù del “qualcuno deve farlo”.

Ok, ma se tra i nostri volontari non avessimo uno bravo a fare la grafica, la comunicazione, gli eventi, ecc? Domanda lecita, ma esiste una risposta anche a questo: UNITEVI, COLLABORATE, CONDIVIDETE IL LAVORO con altre Società, ottimizzate le risorse, in una parola sola ASSOCIATEVI! Non necessariamente ad #ASSOFOOTBALL (non è questa la sede in cui farò proselitismo); esistono molteplici opportunità, le Leghe in primis (anche se in Italia ce n’è una sola e preferisco non esprimermi in merito), ma potete pure crearne di nuove se non trovate realtà che vi convincono, siete liberi e assolutamente interessati a farlo!

Mi ha sempre fatto sorridere il fatto che esista un detto che recita “l’unione fa la forza” ed un’altro che dice “chi fa da sé fa per tre”… li trovo entrambi veri a seconda del contesto e, nel nostro, propendo per il primo. Ma questa, chiaramente, è un’opinione soggettiva che vorrei confrontare con le vostre e che potrete condividere commentando su Facebook dove sarà condiviso questo articolo.

Nell’attesa ci rimettiamo a lavorare, arrivederci al prossimo appuntamento e #CAMBIAMOILFOOTBALL.









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