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USA Football: Giovanili, come semplificare lo snap count

USA Football: Giovanili, come semplificare lo snap count

Articolo originale: Solve cadence problems in youth football by simplifying the approach
Di Dave Cisar (www.usafootball.com)
Traduzione italiana a cura di Enrico Brazzi


Molti allenatori delle giovanili investono tempo per insegnare ai propri giocatori ad esplodere dalla stance usando diversi snap count. Questo però potrebbe non essere il modo migliore per farli giocare in maniera aggressiva e senza fargli commettere delle penalità.

Quante volte vi è capitato di vedere delle squadre cercare di partire “su due” o “su tre” e poi fare falsa partenza? Quante volte si è finiti in una brutta situazione di down and distance durante un bel drive perché il piccolo Marco è partito in anticipo? Quanta frustrazione causano queste penalità nei giocatori e negli allenatori?

Quando giocavo alle superiori a Omaha, nel Nebraska, l’unico snap count che la nostra squadra riusciva a gestire era “su uno”, cosa che faceva impazzire il nostro coach. Nonostante ci allenassimo ripetutamente per risolvere il problema, c’era sempre qualche giocatore che partiva prima dello snap. Non riuscivamo a risolvere il problema nonostante il nostro allenatore le provasse tutte, che fosse incoraggiarci o punirci con up-down e giri di campo.

I diversi snap count riuscivano a farci fare solo una cosa: esitare. Tutti avevamo paura di fare falsa partenza, quindi ci muovevamo più lenti di quanto avremmo dovuto. Con noi giocava Dave Rimington, che all’università avrebbe vinto l’Outland Trophy come miglior giocatore di linea, e altri quattro ragazzi che sarebbero andati in squadre di Division I. Disgustato dalla situazione, il nostro allenatore si arrese poco prima del nostro esordio in campionato, e decise che avremmo utilizzato un solo snap count per tutta la stagione. Probabilmente questa scelta gli evitò il manicomio.

Gli allenatori delle giovanili affrontano lo stesso problema, ma nel loro caso può anche essere peggio. Nella maggior parte dei campionati giovanili americani, tutti i giocatori a roster devono entrare in campo per un certo numero di azioni. Di conseguenza verranno spesso schierate delle riserve, giocatori inesperti il cui obiettivo principale è ricordarsi lo snap count e non fare falsa partenza. Questo li porta a giocare con meno aggressività e più lentamente.

Un modo semplice per risolvere il problema è avere un solo snap count: “Shift, Down, Ready, Set, Go” funziona bene, perché i ragazzi sanno che devono partire quando sentono il “go”.

Dopo aver controllato che tutti siano schierati e fermi, il quarterback dice “shift”. A questo comando, i giocatori abbassano i glutei e appoggiano i gomiti sulle ginocchia. Al “down” mettono a terra la mano dominante (se sono in una stance a tre punti). Al “go” parte lo snap e comincia l’azione.

Avendo un solo snap count, i vostri giovani atleti potranno concentrarsi su quello che devono fare nell’azione. Inoltre si risparmierà tempo nella comunicazione degli schemi in huddle.

Alcuni allenatori pensano che avendo un solo snap count la difesa ne possa trarre vantaggio. Sono d’accordo, avere diversi snap count è un vantaggio per l’attacco, perché la difesa non può anticipare lo snap se non sa quando verrà messa in gioco la palla.

Potete ottenere lo stesso risultato mettendo nel playbook lo schema “no play”: l’attacco si schiera, il quarterback chiama tutto lo snap count e nessuno si muove. L’obiettivo è far andare in fuorigioco la difesa. Se la difesa fa fuorigioco, l’attacco guadagna cinque yard gratis. In caso contrario, chiamate un timeout. Comunque la difesa saprà che non partirete sempre al “go”. In ogni caso, la difesa starà più attenta ad anticipare lo snap.

Alla fine degli anni 2000, sono andato a vedere i Port St. Lucie Pirates di coach Jeff Mirets che giocavano la finale della categoria Junior Midget (dai 10 ai 12 anni) del campionato Pop Warner. I Pirates giocavano contro i forti Detroit Dolphins, una squadra a cui piaceva chiamare molti blitz, cercando di sincronizzarli con lo snap count. Jeff riuscì per sette volte a far andare in fuorigioco i Dolphins con il suo “no play”, costringendoli a smettere di sincronizzare i blitz con lo snap count e forzandoli a giocare in maniera meno aggressiva.

I giocatori giovani capiscono il “no play” meglio della partenza “su due” perché è un semplice ragionamento “acceso/spento”, più facile da seguire alla loro età. Facendolo inoltre diventare parte integrante del vostro game plan non dovrete rispiegarlo ogni volta e rischiare di sbagliarlo.

Squadre universitarie come Navy utilizzano questa strategia per far sì che le difese smettano di anticipare lo snap count. A livello giovanile, non c’è bisogno di chiamare il “no play” finché non si è sicuri che la difesa stia cercando di anticipare lo snap count. Utilizzare questo sistema vi risparmia tempo e arrabbiature.


 

Dave Cisar ha allenato squadre giovanili per più di 20 anni. Ha fondato e gestito due grandi organizzazioni di football giovanile a Omaha e Lincoln, in Nebraska. Per cinque volte è stato tra i candidati al premio Nike Coach of the Year ed è stato relatore in più di 180 clinic in tutto il mondo. Con i suoi libri e i suoi DVD, che si possono trovare su http://winningyouthfootball.com, Dave aiuta migliaia di allenatori e squadre giovanili. Vive a Lincoln, in Nebraska. Seguitelo su Twitter: @davecisar.









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