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Division II

UTA, Black Bills, Pretoriani: l’unione farà di nuovo la forza?

pretoriani

Negli ultimi anni tre anni di seconda divisione abbiamo assistito a quello che, volendo, possiamo definire come il “fenomeno fusioni”. Con questo termine non ci si vuole infilare nel tunnel delle differenze tecniche legate alle parole “unione”, “fusione” o “collaborazione sportiva”, ma semplicemente indicare quelle squadre che, per una o per l’altra ragione (economia, roster corti, obiettivi, etc.), si sono unite per dare vita ad una “nuova squadra” nata da zero o una legata ad una realtà già esistente, magari scesa poi in campo con un nuovo nick name.

United Titans Angels, il primo esempio vincente

Di fusioni, nel football, ce ne sono sempre state. Il nostro riferimento temporale, però, è il 2016, anno in cui ad unirsi furono Titans Forlì ed Angels Pesaro. Queste due squadre crearono una realtà che oggi conosciamo come UTA. Durante quella seconda divisione, la squadra ottenne da subito la nomea di “team da battere” e la mantenne fino alla fine quando, alzato il titolo, confermò non essere stata mal riposta.

Gli UTA di quell’anno furono una squadra superiore e lo confermarono in finale, battendo dei Barbari in grande forma. Furono protagonisti di una regular season perfetta, che mostrò che due squadre di talento, se guidate dai giusti coach verso una giusta amalgama, da “semplici” squadre da playoff possono diventare una squadra da titolo; e perché no, possono anche sognare in grande una prima divisione faticosa, ma nella quale hanno pure sempre qualcosa da dire.

Black Bills, una potenza durata un battito di ciglia

L’anno successivo, ovvero nel 2017, i Blacks Rivoli e i Bills Cavallermaggiore si unirono in una nuova realtà dal nome Black Bills. Due squadre dal carattere ben definito, unite nel comune obiettivo di riportare nuova linfa vitale ad entrambe le realtà e contendere al titolo che poi, effettivamente, hanno sollevato.

Come gli UTA, anche i Black Bills uscirono imbattuti dal loro girone. Un 8-0 che non regalò al gruppo la stessa aura di potenza che era propria degli UTA, ma che chiarì da subito quali fossero gli obiettivi della squadra. In breve tempo si trovò una forte amalgama che si tradusse in un’identità ben definita. La guida giusta scortò il gruppo lungo un percorso playoff interessante, fino alla finale contro gli Hogs che regalò davvero tante emozioni.

Peccato che, dopo il titolo, il team non abbia scelto di non avventurarsi nella prima divisione. L’unione durò solo per quell’anno e si concluse con l’assorbimento da parte dei Giaguari, cosa che, se possibile, rende ancora più incredibile la retrocessione del team torinese, arricchitosi ad inizio anno di tanti giocatori e nuovi talenti. Ma questa è una storia a parte.

Pretoriani Roma, una nuova fusione da titolo?

L’obiettivo è chiaramente quello di parlare dei Pretoriani Roma, che come UTA e BB è un’unione che potrebbe arrivare ad alzare il titolo. Se c’è una prima differenza che balza subito agli occhi è che mentre le prime due squadre uscirono imbattute dai rispettivi gironi, i Pretoriani si trovano con una sconfitta inferta in casa dai Saints, oggi seed n.1 dei playoff. Erano però altri campionati, dove c’erano meno contender per il titolo.

In entrambi, quello 2016 e quello 2017, le squadre che avrebbero poi giocato le semifinali erano chiare già da molto prima dei playoff. In questo 2018, invece, tutti i quarti di finale saranno un grande punto interrogativo. E non si può che ritenerla un’ottima notizia, indice del fatto che il football di seconda divisione è in crescita costante.

I Pretoriani sono la fusione di due realtà romane importanti. I Barbari, che negli anni si sono confermati una squadra solida e costante; i Gladiatori, che negli ultimi anni sono emersi sempre di più come una realtà competitiva e di spessore. Dalla loro parte sta la forza di questa qualità combinata, contro canto delle possibili difficoltà di amalgama di due team profondamente rivali che si trovano a dover giocare assieme.

Ai playoff le aquile romane incontreranno subito i Chiefs. Il team di Ravenna ha incassato due sconfitte su due durante la stagione regolare. Entrambi gli score recitano uno scarto di circa 40 punti, cosa che, per i Pretoriani, rende questa wild card una semplice pratica da archiviare. Per quanto si debba giocare una partita alla volta, con queste premesse è lecito pensare di poter già guardare al futuro.

Sulla strada dei Pretoriani, ai quarti di finale, potrebbero pararsi gli Hogs. In quel caso sarebbe “un match da imbarcata o lotta punto a punto”. Uno scontro che vedrebbe davanti due formazioni agguerrite, fisiche e certamente non disposte a mollare tanto facilmente. Quella potrebbe essere la vera prova per un team che ha tutte le carte in regola per farcela, ma al quale non sarà regalato niente da nessuna rivale.

Se i Pretoriani hanno la qualità per arrivare in finale ed alzare quel titolo, la vera domanda è: vedremo per il terzo anno una squadra “unita” alzare un trofeo, o il mito di questo tipo di corazzate, per come le abbiamo conosciute in questi ultimi due anni, volgerà al termine? Al campo e alla squadra stessa, l’onere di una risposta che, in ogni caso, sarà interessante.

Foto di copertina di Riccardo Strabioli









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