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Interviste

Ma come va… il mercato del football in Italia?

Super Bowl Milano Football

Un giorno, per caso, senza nessuna logica apparente, come tanti di voi avranno fatto mi sono messo a pensare a come sarebbe se le più grandi catene di negozi sportivi italiani esponessero nelle loro vetrine, e poi vendessero all’interno dei loro esercizi, il merchandise (quantomeno) delle più blasonate squadre del football italiano. Certo del fatto che siamo ancora ben lontani dalla possibile realizzazione di tale scenario, mi sono chiesto a quanto quel “lontani” sarebbe potuto corrispondere. Presto, però, ho realizzato di non avere alcun dato reale su cui basare una qualsivoglia proiezione coerente. Per questa ragione mi è venuto in mente che la cosa più giusta da fare sarebbe stata andare a bussare a qualche porta per sapere qualcosa di più su come vanno le vendite del football americano nei negozi italiani. Avendo in casa una risorsa diretta, mi riferisco al nostro Andrea Traverso, scrittore di IFL Magazine quasi dalla data della sua nascita, che lavora per uno di questi negozi, ovvero Super Bowl che ha sede a Milano, proprio da lì sono voluto partire. Ho chiesto ad Andrea di mettermi in contatto con la titolare di Super Bowl, Cristina Pedrazzoli, per farle qualche domanda ed avere un parere professionale.

La prima domanda che voglio porre è: in che modo e perché un imprenditore decide di aprire un negozio di materiale tecnico di football americano in Italia?

La ragione è una ed è molto semplice: perché in Italia mancano o sono davvero pochi, i negozi dedicati al football americano; molti giocatori e numerose società, infatti, devono acquistare materiale su internet (solitamente dall’estero) e per questo motivo le spese crescono anche per la spedizione e la dogana. Da commerciante l’intento è quello di fornire questo materiale al miglior prezzo e cercando di abbattere i costi delle spedizioni. Tutto si fonda sull’idea che acquistare direttamente nei negozi spesso si rivela più vantaggioso e rapido.

Quali sono state le ragioni che l’hanno spinta a fare questo investimento a Milano?

È ovvio che prima di intraprendere questa strada non facile mi sono informata il più possibile sulle possibilità e i rischi. Ne ho parlato anche con Andrea (Traverso, ndr). Entrambi abbiamo ritenuto che aprire un negozio a Milano, dove risiedono ben quattro squadre di football (Seamen, Rhinos, Daemons e Rams) e vicino al Velodromo Vigorelli, un punto nevralgico per il football milanese, che speriamo sia nuovamente disponibile al più presto, sarebbe stata la mossa giusta. Abbiamo anche pensato alle squadre fuori Milano e ci siamo convinti che stabilirsi in una zona facile da raggiungere, e di grande significato per il movimento, fosse fondamentale.

Per un commerciante, su cosa si basa la scelta dei materiali da vendere nel proprio negozio?

Per la scelta dei materiali mi ha aiutato sempre Andrea e insieme abbiamo cercato i vari articoli che avremmo poi venduto in negozio. Noi preferiamo concentrarci su prodotti tecnici e quindi caschi, paraspalle, guanti e apparel per allenamenti e partite. Abbiamo anche merchandising NFL, che in un negozio di football americano, ovviamente, non può mai mancare. L’importante è cercare di rimanere al passo con le novità. Le attrezzature sportive specifiche per il football americano sono in continua evoluzione e sappiamo che trattandosi di sicurezza in campo non possiamo permetterci di rimanere indietro.

Sulla base di che investimento iniziale ha potuto avviare la sua attività?

L’investimento iniziale è considerevole, come per tutte le start-up. Posso però dirvi che a meno di un anno dalla nostra apertura spesso riceviamo ordini da luoghi non solo vicini, ma anche lontani da noi: Piemonte e Trentino, ma anche Sardegna e Sicilia. Insomma, l’attività funziona e serve l’intera penisola.

Parlando territorialmente che tipo di ritorno c’è dalla città di Milano al di là degli atleti che praticano questo sport?

Dalla città di Milano, giocatori esclusi, abbiamo poco riscontro. Del resto questo sport è ancora troppo di nicchia perché attragga una clientela più vasta, soprattutto in un paese dove spopola il calcio; ma ci auguriamo che presto le cose possano cambiare.

Ha mai pensato di vendere materiali delle squadre italiane del football? Potrebbe motivarmi il “si” o il “no”?

Sì ci abbiamo pensato più volte e saremmo entusiasti di poter vendere il merchandising delle squadre italiane, anche se per una motivazione legata alla “notorietà” e al seguito, ma anche al territorio in cui ci troviamo, probabilmente a vendere sarebbero solamente le squadre della IFL e alcune di Lenaf o Cif 9 nelle città attorno Milano. Per intenderci, qui potremmo avere più difficoltà a vendere una maglietta degli Elephants Catania rispetto a una dei Blue Storms. In ogni caso, se si movimentasse il mercato delle singole squadre saremmo lieti di dare spazio a tutte loro.

Che ne pensa, invece, della possibilità di vendere materiali della Federazione?

Saremmo lieti di vendere anche il materiale della Federazione. Del resto il materiale per supportare la nostra nazionale non né dovrebbe mancare.

Che previsioni fa per la sua attività da qui a cinque anni?

Da qui a cinque anni ci aspettiamo che il nome Superbowl possa crescere ancora di più, in modo tale da poter essere utili non solo ai giocatori, ma anche alle società che sono interessate a collaborare con noi. È importante pensare in grande.

Secondo lei quanto siamo distanti dal vedere i materiali del football italiano nelle più grandi catene dei negozi sportivi italiani?

Per quanto riguarda la possibilità che i materiali legati al football possano essere venduti anche nelle grandi catene di negozi sportivi, credo semplicemente che sia ancora troppo presto per parlarne. Diciamo che questa possibilità è legata alla crescita stessa del football, dunque potrebbe volerci un bel po’.

 









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